La quadratura del Nepente

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NEPENTE DI OLIENA “D’ANNUNZIO” : INCONTRO TRA CLASSE E TIPICITA’

Cos’è la perfezione in un vino? Qual è quell’insieme di componenti e sensazioni che ci permette di affermare che una tale bottiglia ha raggiunto caratteristiche di eccellenza? Temo che attualmente sia impossibile dare risposte che possiedano elementi anche minimi di oggettività. La fauna che abita quella giungla che è il mondo del vino è talmente variegata che ognuno si sente autorizzato a dare la propria interpretazione. Per molti la perfezione è semplicemente la totale assenza di “difetti” (anche se sul significato di difetto ci sarebbe da discutere per ore) accompagnata da accattivanti rotondità e da un corredo olfattivo il più ampio e originale possibile: poco importa se tutto questo insieme abbia un qualche legame con il territorio di appartenenza e ne esprima linguaggio e peculiarità! Per me, animale catalogabile all’interno della sopracitata fauna nella sottospecie dei rompicoglioni, l’avvicinarsi alla perfezione parte dalla capacità evocativa che può possedere un vino: ogni sorso vissuto come pezzo di un racconto, come un fotogramma di un paesaggio, come il ricordo di un momento caldo e pieno di profumi buoni di cibo. Ma, come altre volte ho avuto modo di sottolineare con malinconia, questo non è il modo di pensare della stragrande maggioranza di coloro che producono il vino. Il territorio conta poco o niente, il mercato e la tendenza sono le bussole che orientano gli stili e i gusti di chi il vino lo acquista e lo beve. Poi ti ricordi che esistono personaggi come Tonino Arcadu e pensi che non è tutto perso, che ancora vale la pena impegnarsi e lottare per un’idea nuova/antica di enogastronomia. Ho scritto tante volte di Tonino, tutti sanno che siamo amici e che ci stimiamo, al punto che ho ridotto negli ultimi anni il parlare dei suoi vini per non dare adito alle solite sciocche invidie. Ma davanti al suo ultimo capolavoro, il Nepente di Oliena 2006 “D’Annunzio” mi sono dovuto inchinare come non capitava da tempo per una bottiglia. Tonino è un vecchio guerriero che da anni combatte a testa bassa contro l’avvelenamento culturale e identitario della nostra terra. Lo fa producendo cultura in forma di bottiglie di grandi vini della Barbagia con quell’amore e quello spirito di sacrificio fondamentali per chi punta sulla qualità assoluta. Ecco cosa mi ha dato l’assaggio di questo vino oggi 11 Febbraio 2012 alle ore 12,18.

“D’ANNUNZIO” Cannonau di Sardegna 2006 Nepente di Oliena

 

Azienda Gostolai – Oliena
Il colore è notte cupa e densa, liquido quasi viscoso dai cromatismi color granato con rifrangenze blu inchiostro. Profilo nasale di un’ eleganza raramente incontrata in un Cannonau. Ampiezza e disinvolta aristocrazia sono gli aggettivi che caratterizzano il portamento olfattivo di questo vino. Richiami immediati alla campagna in un rincorrersi di note di legno d’asfodelo e suggestioni balsamiche. Il naso gioca tra florealità di viole autunnali e speziatura di pepe e garofano con terziari che si affacciano in forma di pellame e tabacco. Nel palato si insinua con la classe di un vino di razza. Si allarga nella cavità orale esibendo gli equilibrismi delle componenti morbide e alcooliche con la freschezza di una giusta acidità supportata da importanti note minerali. In fase retro nasale si ripropongono le note vegetali che si fissano nel tempo che segue la deglutizione evolvendosi in sensazioni di cioccolato fondente. Finale lungo, fresco e appagante che richiama il sorso successivo. A tavola con una vasta gamma di piatti: dagli antipasti tipici della tradizione sarda ai salumi piccanti, primi piatti con salse di terra importanti, tonno alla griglia, sardine al forno, formaggi pecorini di buona stagionatura, da solo con le nostre solitudini.

Fonte

http://www.taribari.org/taribari/?p=1608

 

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