Intervento al Vinitaly 2006

Intervento introduttivo di Tonino Arcadu al seminario ” Centralità  della Sardegna e origini del vino “, 7 aprile 2006, Vinitaly, Verona. ( trascrizione )

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Grazie Nuragici, grazie Spagnoli, grazie Eleonora d’Arborea…

Soltanto due parole per porgere un ringraziamento alla civiltà  nuragica e a quanti fra i nostri antenati hanno contribuito alla conservazione e allo sviluppo della vitivinicoltura sarda; e pochi cenni sul futuro che essa potrebbe avere se, dopo aver preso coscienza di quello che è stata, sarà  in grado di trarne i giusti insegnamenti e operare di conseguenza.

Un ringraziamento quindi alla civiltà  nuragica, per tutto ciò che ha prodotto e diffuso in tutto l’antico mondo mediterraneo, anche se solo negli ultimi tempi si è iniziato a capirne l’importanza, la sua valenza e grandiosità .

Purtroppo le ricerche archeologiche, gli studi e le analisi sui risultati di queste ricerche non sono sicuramente sufficienti, basti pensare che, su circa settemila nuraghi tuttora esistenti, ne sono stati esplorati, e neanche del tutto, solo un centinaio. Si spera che sensibilità  politica, amore per la cultura e voglia di sapere da dove veniamo inducano chi di dovere a investimenti sempre maggiori nelle ricerche.

I risultati sinora ottenuti sono comunque assolutamente importanti, di una straordinaria rilevanza, tali da determinare una valutazione ben diversa sulle origini della vitivinicoltura in Sardegna rispetto alle teorie classiche sinora professate. Naturalmente queste teorie non possono essere bollate come sbagliate in assoluto, bensì valutate come una importante tappa sulla via della conoscenza e della ricerca di quella verità  che ogni nuova scoperta e indagine, aprendo degli scenari sempre più ampi e complessi, paradossalmente contribuisce a far allontanare.

Perchè è importante cercare di arrivare a queste verità , non certo o non solo per meri motivi di campanile, ma prima di tutto per ampliare le nostre conoscenze su un mondo antico, per buona parte ancora sconosciuto. Inoltre, la consapevolezza che i vitigni che per millenni sono serviti a produrre i nostri vini sono originari della nostra isola, può determinare un diverso modo di affrontare i problemi del mondo vitivinicolo sardo.

In questo momento la vitivinicoltura in Sardegna sta attraversando, dopo un trend decisamente positivo, un momento di stallo, come del resto quella nazionale. E per gli stessi motivi: concorrenza notevole dei Paesi estraeuropei, con massicce importazioni di vino a basso costo, nonchè motivi contingenti alla realtà  economica nazionale.

Certamente se nella nostra isola vi fosse la coscienza di essere stati, per millenni, un popolo che ha portato la cultura vitivinicola verso il mondo esterno con l’esportazione di vini prodotti da vitigni autoctoni, questo potrebbe determinare un’inversione di tendenza rispetto a ciò che si è fatto negli ultimi anni, cioè rivalutazione e conseguente incremento della coltivazione delle nostre viti, in modo da personalizzare le nostre produzioni vinicole, in contrapposizione all’omologazione internazionale che ci vede perdenti.

E’ vero che nel nostro recentissimo passato i vitigni e le tecniche di vinificazione internazionali hanno portato innegabili vantaggi e notorietà  alla nostra vitivinicoltura; però se non si inverte la tendenza, le piccole aziende sarde, che costituiscono comunque l’ossatura della produzione, sono destinate a soccombere.

E’ impensabile infatti riuscire a competere, a causa dei prezzi estremamente bassi con cui i vini extraeuropei arrivano su tutti i mercati, nella produzione dei cosiddetti “vini dal gusto internazionale”.

Per superare questi momenti di crisi bisogna dotarsi degli strumenti adatti: incentivazione delle colture autoctone, tipiche da sempre del nostro territorio, utilizzando quelle tecniche di vinificazione che servono a rispettare le proprietà  del frutto d’origine, coi profumi e i gusti peculiari del territorio in cui queste uve crescono, in alternativa, ripeto, oltre che ai vitigni internazionali, alle vinificazioni che omologano i vini distruggendone le tipicità .

Un grazie quindi ai nostri progenitori, creatori della civiltà  nuragica, che nel millennio in cui essa è esistita ha conseguito tantissimi traguardi in tutti i campi dello scibile relativo a quel periodo. Ma non solo: li hanno trasportati, con le loro meravigliose navicelle nuragiche, in tutti i porti dell’antico Mediterraneo, come dimostrano i sempre più frequenti ritrovamenti archeologici.

Per questi motivi questa civiltà  Nuragica può essere considerata, a buon diritto, e noi Sardi ne siamo depositari, patrimonio dell’intera umanità .

Un grazie a Eleonora d’Arborea, che con la sua “Carta de Logu” (purtroppo a lungo dimenticata) ha messo fin dal 1350 delle regole severissime sulla coltivazione e tutela delle viti.

Un grazie anche agli Spagnoli, che quando sono arrivati in Sardegna hanno avuto modo di conoscere ed apprezzare un ottimo vino rosso “che i Sardi chiamano Cannonau”.

Un grazie quindi, da parte di noi tutti. Ma porgiamo anche tante scuse, noi Sardi per primi, per aver, per insipienza, inerzia o scarsa autostima, trascurato o comunque scarsamente considerato la nostra storia.

Tonino Arcadu

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